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IT201900017555A1 - Associazione per uso nel trattamento e prevenzione di disturbi infiammatori del tratto intestinale - Google Patents

Associazione per uso nel trattamento e prevenzione di disturbi infiammatori del tratto intestinale Download PDF

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IT201900017555A1
IT201900017555A1 IT102019000017555A IT201900017555A IT201900017555A1 IT 201900017555 A1 IT201900017555 A1 IT 201900017555A1 IT 102019000017555 A IT102019000017555 A IT 102019000017555A IT 201900017555 A IT201900017555 A IT 201900017555A IT 201900017555 A1 IT201900017555 A1 IT 201900017555A1
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IT
Italy
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association
zinc
inflammatory
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extract
Prior art date
Application number
IT102019000017555A
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English (en)
Inventor
Antonella Gargiulo
Original Assignee
Dymalife Res S R L
Priority date (The priority date is an assumption and is not a legal conclusion. Google has not performed a legal analysis and makes no representation as to the accuracy of the date listed.)
Filing date
Publication date
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Description

ASSOCIAZIONE PER USO NEL TRATTAMENTO E PREVENZIONE DI DISTURBI INFIAMMATORI DEL TRATTO INTESTINALE.
CAMPO DELL’INVENZIONE
La presente invenzione riguarda un’associazione di Andrographis paniculata, estratto di Silybum marianum e Zinco per uso nel trattamento e prevenzione di disturbi infiammatori del tratto intestinale ed in particolare di IBD.
STATO DELL’ARTE
Malattia infiammatoria intestinale
La malattia infiammatoria intestinale rappresenta un gruppo di disturbi intestinali che causano l'infiammazione prolungata del tratto digestivo che comprende, la bocca, l'esofago, lo stomaco, l'intestino tenue e l'intestino crasso. Il sistema digerente ha come scopo la disgregazione del cibo, l'estrazione delle sostanze nutritive e la rimozione di materiale inutilizzabile e di prodotti di scarto. L'infiammazione lungo il tubo digerente sconvolge questo normale processo, riducendo gli apporti nutritivi necessari per un corretto stato di salute, tramite sia un’alterazione dell’assorbimento attraverso la mucosa gastrica ed intestinale, e sia causando un’alterazione dei fisiologici processi di evacuazione che qualora abbiano una frequenza eccessiva ne abbassano sostanzialmente le quantità di nutrienti a disposizione. La malattia infiammatoria intestinale può essere molto dolorosa e dirompente e, in alcuni casi, può addirittura mettere in pericolo la vita.
Nell’ombrello della IBD sono incluse diverse malattie intestinali ad eziologia infiammatoria, le quali prevedono per la risoluzione un’azione anti-infiammatoria locale per il ripristino della funzionalità intestinale, in associazione anche ad un riequilibrio della flora batterica la quale è nota essere un indice di protezione all’innesco di infezioni e fornisce anche un miglioramento del profilo immunitario. In questo ampio quadro patologico, possono essere prese come esempio il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa, entrambe malattie infiammatorie intestinali: la malattia di Crohn può causare infiammazione in qualsiasi parte del tubo digerente ma, tuttavia, colpisce soprattutto la coda dell'intestino tenue; la colite ulcerosa coinvolge l'infiammazione dell'intestino crasso.
Il Morbo di Crohn (Crohn Disease, CD) è una malattia cronica che provoca infiammazione e irritazione dell’apparato digerente. Insieme alla rettocolite ulcerosa, rientra nelle patologie infiammatorie intestinali (IBD) le quali sono caratterizzate da infiammazione cronica, incontrollata e recidivante del tratto gastrointestinale. Più comunemente, il morbo di Crohn interessa l'ileo terminale (porzione finale dell'intestino tenue) o il colon (intestino crasso), ma di fatto può colpire qualunque porzione dell’apparato digerente, dalla bocca fino all’ano.
La malattia in genere insorge gradualmente e tende a peggiorare nel tempo. Essa si presenta prevalentemente in età giovanile (20/25 anni) ed in terza età (65 anni) ma non sono rari casi anche nei bambini e negli adolescenti. I sintomi più comuni del morbo di Crohn sono diarrea, crampi e dolori addominali, che in genere peggiorano a stomaco pieno, sangue e muco nelle feci, perdita inspiegabile di peso. Altri sintomi possono comprendere anemia, febbre, nausea o perdita dell’appetito. I sintomi variano secondo le sedi e la gravità dell’infiammazione, inoltre possono verificarsi lunghi periodi, che durano settimane o mesi, in cui i sintomi regrediscono fino a diventare molto lievi o addirittura sparire del tutto (remissione), seguiti da periodi in cui i sintomi si riacutizzano.
Attualmente non esiste una cura per il Morbo di Crohn; il trattamento mira al controllo dei sintomi e alla prevenzione delle complicazioni che includono ostruzione intestinale, ulcere, fistole e ascessi.
La rettocolite ulcerosa (Ulcerative Colitis, UC) provoca infiammazione e ferite, dette ulcere, sulla superficie interna del retto e del colon. Le ulcere si formano perché l’infiammazione uccide le cellule che rivestono la parete del colon, che quindi inizia a sanguinare e a produrre pus. Se c’è un’infiammazione, il colon tende a svuotarsi con maggiore frequenza e questo causa la comparsa di diarrea. La rettocolite ulcerosa può colpire persone di qualsiasi età, ma in genere si presenta per la prima volta tra i 15 e i 30 anni oppure, meno frequentemente, tra i 50 e i 70 anni. Colpisce con uguale probabilità uomini e donne e mostra una significativa familiarità: le ricerche dimostrano che fino al 20% delle persone affette ha un membro della famiglia od un parente colpito dalla stessa malattia, oppure dal morbo di Crohn. I sintomi sono simili ad altri disturbi intestinali come il morbo di Crohn, ma a differenza di quest’ultimo, la colite ulcerosa interessa soltanto gli strati più superficiali del lume intestinale, senza estendersi a quelli sottostanti; inoltre le manifestazioni rimangono localizzate a livello dell'intestino crasso, mentre nel morbo di Crohn possono interessare anche altri tratti del tubo digerente come bocca, esofago e stomaco.
I sintomi più frequenti della rettocolite ulcerosa sono il dolore addominale e la presenza di sangue nella diarrea. I pazienti possono anche soffrire di anemia, affaticamento e stanchezza, perdita di peso, diminuzione dell’appetito, sanguinamento rettale.
Cause e meccanismi annessi alla patologia
Le cause esatte alla base della comparsa del Morbo di Crohn e della rettocolite ulcerosa non sono ad oggi note, ma l’opinione più diffusa è che possano essere il risultato di una combinazione di numerosi fattori. La ricerca ha dimostrato che le probabilità di sviluppare una malattia infiammatoria intestinale sono maggiori con un consanguineo (fratello o genitore) affetto dalla stessa patologia, anche se il legame tra geni e morbo di Crohn o rettocolite ulcerosa è tuttora oggetto di studi. Altri fattori che possono innescare l’insorgenza della patologia comprendono fumo di sigaretta e consumo eccessivo di alcuni farmaci tra cui FANS, anticoncezionali e antibiotici.
Alla base dei fattori genetici, ambientali e abitudinari, è consolidato il ruolo centrale del sistema
immunitario della mucosa dell’intestino nella patogenesi delle malattie infiammatorie intestinali
(IBD). Nell’intestino sano, il sistema immunitario della mucosa assicura equilibrio tra i mediatori pro- ed anti-infiammatori e permette così una difesa efficace contro i patogeni e allo stesso tempo previene una reazione immunitaria diretta contro l’enorme quantità di antigeni luminali innocui tra cui batteri non patogeni. Inoltre, una flora batterica solida previene la colonizzazione di microrganismi patogeni per competizione al legame con la mucosa stessa e conseguente loro eliminazione.
Il sistema immunitario della parete intestinale contiene una quantità notevole di cellule immunitarie responsabili del mantenimento dell'omeostasi, tra cui cellule epiteliali, cellule dendritiche e macrofagi, responsabili della risposta immunitaria innata (1). Fisiologicamente, l’organismo non risponde con reazioni sistemiche contro batteri innocui ed antigeni nutrizionali. Si parla pertanto della cosiddetta infiammazione controllata: in questo caso infatti l’infiammazione è inibita dalle cellule T-CD4+ che promuovono la cancellazione dell’antigene tramite il rilascio di citochine proapoptotiche IL-10, TGF-β, IL-4 (2-3). Al contrario, proprio nella UC e nella CD, il livello di apoptosi risulta essere significativamente ridotto (4). Nei pazienti affetti da IBD il livello di proteine ad attività anti-apoptotica Bcl-2 e Bcl-xl è aumentato nelle cellule T, mentre il meccanismo apoptotico mediato da Bax diminuito (5). Tutto ciò si traduce in una minore tolleranza immunitaria nella malattia infiammatoria intestinale, sia UC che CD, in quanto, in tali condizioni patologiche, le cellule immunitarie della mucosa intestinale perdono la capacità di differenziare tra antigeni patogeni e nonpatogeni, spostando quindi totalmente l’equilibrio verso il versante pro-infiammatorio. Le cellule del sistema immunitario innato riconoscono l’antigene tramite strutture denominate PRR, pattern recognition receptor. L’interazione degli antigeni con questi recettori rappresenta il primo processo che induce alla cascata di eventi infiammatori che caratterizzano l’IBD (1). Sulla superficie dei macrofagi, cellule dendritiche e cellule epiteliale che caratterizzano l’immunità innata della mucosa intestinale, tali recettori PRR, prendono il nome di Toll-like receptor (TLR) (6). A seguito del loro contatto con l’antigene, essi innescano la sintesi e quindi l’espressione della citochina pro- infiammatoria, l' NF-κB, mediatore di collegamento dell’immunità innata ed acquisita. Carenza o malfunzionamento di questi sensori può portare alla perdita di un adeguato controllo dei processi infiammatori e allo sviluppo di IBD. In particolar modo, questo è confermato anche dall’evidenza di molti studi che hanno dimostrato un aumento dell’espressione dei TLR nella mucosa dell'IBD rispetto ai controlli sani (7).
L’NF-kB innesca il processo di infiammazione della mucosa. Nell’ IBD, l’espressione e l’attivazione di questo fattore di trascrizione nei macrofagi, nelle cellule dendritiche e nelle cellule epiteliali della mucosa intestinale è fortemente indotta, e la quantità di NF-κB prodotta è legata al grado di infiammazione. L’espressione aumentata dell’NF-κB nelle cellule dell’immunità innata determina una maggiore capacità di queste cellule di produrre e secernere citochine quali TNF-alfa, IFN-gamma IL-1 e IL-6. Oltre a queste citochine, NF-κB regola anche l’espressione di IL-12 e IL-23. Queste sono tutte citochine ad azione pro-infiammatoria e sono direttamente coinvolte nel danno tissutale tipico dell’IBD. Per esempio, TNF alfa e IL-1 mediano l’upregolazione delle metalloproteinasi della matrice portando a danno della matrice extracellulare e a degradazione della mucosa (8). Il Tumor necrosis factor (TNF) è una citochina ampiamente coinvolta nel processo infiammatorio alla base del Morbo di Crohn. Diversi fattori determinano il suo rilascio come virus, batteri, immunocomplessi, superantigeni, stress. Questa citochina pro-infiammatoria interagisce con due recettori diversi: TNF- R1, espresso su tutte le cellule nucleate, e TNF-R2, espresso preferenzialmente sulle cellule endoteliali ed ematopoietiche. L’interazione con questi recettori porta ad effetti pro-infiammatori che includono aumento della produzione di citochine pro-infiammatorie come IL-1B e IL-6, espressione di molecole di adesione, reclutamento di componenti cellulari (linfociti T, monociti e macrofagi) e inibizione dell’apoptosi di cellule infiammatorie.
La cronicità dell’infiammazione della mucosa nell’IBD è causata dall’ incremento della migrazione ed infiltrazione e iper-attivazione delle cellule effettrici che producono alti livelli di citochine pro- infiammatorie come TNF, IL-6, IFN-gamma da parte di cellule epiteliali intestinali, linfociti, macrofagi e cellule dendritiche previamente attivate e responsabili della patogenesi dell’IBD. Infatti, le citochine indotte da NF-κB sono responsabili di un'ulteriore stimolazione, attivazione e differenziazione delle cellule immunitarie della lamina propria, con conseguente amplificazione dell'infiammazione della mucosa (8). In particolare, IL-12, IL-23 e TNF-α mediano la differenziazione ed infiltrazione delle cellule T-helper-Th1 nella mucosa intestinale, le quali sono responsabili di un una maggiore produzione di mediatori dell’infiammazione e di un richiamo di cellule immunitarie dall’ambiente sistemico tramite anche la produzione di molecole di adesione ed integrine, ICAM-1, ICAM-2, VCAM-1 e MAdCAM-1. Come caratteristica aggiuntiva, il TNF-α indotto da NF-κB è a sua volta in grado di potenziare l'attivazione di NF-κB, fornendo così un tipo di feedback positivo (8-9).
Terapie convenzionali
Attualmente non esiste ancora una cura efficace e definitiva; i vari trattamenti disponibili sono utili per smorzare l'infiammazione ed attenuare sintomi e disturbi correlati e vanno personalizzati in base al singolo paziente, dato che la risposta varia spesso da individuo a individuo.
L'armamentario terapeutico per IBD può essere diviso in 6 classi di farmaci. Nonostante il fatto che gli aminosalicilati, come la sulfasalazina e la mesalazina, siano stati usati per gestire l'IBD per decenni, il loro meccanismo d'azione in questo contesto rimane oscuro. Essi rappresentano farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS) della classe dei salicilati con azione limitata al tratto gastrointestinale. Allo stesso tempo, nel trattamento dell’IBD possono essere utilizzati gli antibiotici, come ciprofloxacina e metronidazolo, per controllare la colonizzazione dei batteri luminali. Inoltre, possono essere utilizzati anche i corticosteroidi che prendono di mira i recettori dei glucocorticoidi tramite cui hanno un effetto anti-infiammatorio mediato da un’inibizione della trascrizione genica di fattori e mediatori dell’infiammazione, oppure può subentrare anche la terapia con immunomodulatori e/o immunosoppressori, che modulano e/o sopprimono la risposta immunitaria. Tuttavia, dal momento che quest’ultima terapia ha un’incidenza sistemica e non locale, tale trattamento si associa all’innesco di ulteriori patologie associate ad un indebolimento sistemico delle difese immunitarie. Molti dei farmaci utilizzati nell’IBD come corticosteroidi, sulfasalazina e metotressato mediano i loro effetti antinfiammatori mediante inibizione dell’attività di NF-κB. Per esempio, i corticosteroidi sono in grado di indurre un aumento dell’espressione dell’IκB-alfa, proteina inibitoria che riporta il fattore di trascrizione in uno stato inattivato, legandosi direttamente ad esso ed impedendone la trans-attivazione. Le cellule epiteliali ed endoteliali del colon dei pazienti con IBD trattati con glucocorticoidi hanno mostrato livelli più bassi di NF-kB rispetto a quelli delle cellule dei pazienti non trattati con alcun farmaco. Il blocco dell’espressione e dell’attività di NF-κB si traduce in una notevole riduzione del processo infiammatorio.
Sono inoltre disponibili per il trattamento IBD anche un numero di terapie biologiche che hanno come obiettivo NF-κB, TNF-α, o anche integrine. Questi farmaci sono anticorpi monoclonali (MAB) che agiscono mediante meccanismi di azione che includono neutralizzazione di mediatori dell’infiammazione specifici, con inibizione del loro signaling intracellulare. Una tipica terapia con MAB nel trattamento dell’IBD è in grado di diminuire l’overespressione del TNF-α, legando sia il TNF-α solubile, sia il TNF-α transmembrana, inibendo il legame della citochina ai suoi recettori: si bloccano così tutti i segnali pro-infiammatori da essa mediati e gli effetti dei mediatori la cui sintesi dipende dal TNF-α. Il trattamento con anticorpi anti-TNF-α ha dimostrato in-vivo di indurre la soppressione delle citochine mediante attivazione del suo signaling. Questi farmaci inoltre inducono apoptosi dei linfociti T attivati della lamina propria contrastando un meccanismo patologico osservato nel morbo di Crohn, dove la proliferazione delle cellule T della mucosa supera l’apoptosi di tali cellule (9).
Molte delle classi di farmaci nominati per il trattamento dell’IBD sono associate a profili di sicurezza che devono essere attentamente considerati dal medico curante che anche dal paziente prima dell’inizio della terapia. Ad esempio, entrambi i corticosteroidi e gli immunomodulatori sono associati ad un aumento del rischio di infezione e perdita di massa ossea (corticosteroidi) o riduzione dei globuli bianchi (immunomodulatori) (9).
E’ quindi sentita la necessità di disporre di una terapia alternativa alle terapie convenzionali che presentano i sopra indicati effetti collaterali fortemente dannosi. E’ d’altronde noto che l’Andrographis paniculata è una pianta nativa dell’India e dello Sri Lanka sulla quale sono stati effettuati diversi trial clinici per i suoi effetti antinfiammatori a livello intestinale. L’Andrographis paniculata contiene polifenoli, flavonoidi e lattoni diterpenici: tra questi il principale composto attivo è l’Andrografolide, che ha mostrato in-vitro attività antinfiammatoria, immunomodulante, analgesica e antipiretica. L’Andrographis paniculata rappresenta una nuova terapia per pazienti affetti da leggera e moderata colite ulcerosa, mostrandosi una potenziale alternativa ai corticosteroidi, immunosoppressori e terapia biologica con anticorpi monoclonali verso mediatori dell’infiammazione (12).
L’Andrografolide e i suoi derivati esibiscono in vitro proprietà antinfiammatorie attraverso l’inibizione del fattore di trascrizione NF-κB (13-14). In particolare, l’Andrografolide reagisce con la cisteina in posizione-62 ridotta della subunità p50, formando un addotto covalente che blocca il legame dell’oligonucleotide alle proteine nucleari. Si blocca così il meccanismo di azione dell’NF-κB che promuove un aumento dell’espressione e della sintesi di differenti mediatori pro-infiammatori coinvolti nella risposta infiammatoria associata all’IBD, quali citochine, chemochine e molecole di adesione (15)
In esperimenti in-vitro con cellule RAW 264.7, cellule macrofagiche murine, è stato osservato che l’Andrografolide è inoltre in grado di ridurre l’espressione dell’iNOS e di conseguenza la produzione di ossido nitrico. Tale inibizione della produzione di NO dalla iNOS è dovuta sia al blocco dell’attività ezimatica sia ad un’alterazione della sintesi dell’enzima nonché associata ad riduzione della stabilità dell’enzima stesso attraverso un meccanismo di post-trascrizione (16).
L'Andrographolide previene la produzione di specie reattive dell’ossigeno (ROS) da parte dei neutrofili attraverso la modulazione di una via della proteina chinasi C- (PKC). Questo conferisce all’estratto di Andrographis paniculata, e al suo principale attivo, la capacità di down-regolare l’azione dell’integrina leucocitaria Mac-1 (αMβ2CD11bCD18) che è stato segnalato essere up- regolata da ROS. Alterando questo meccanismo si ha una ridotta infiltrazione e transmigrazione nei neutrofili nel sito infiammato (17).
È inoltre possibile conferire all’Andrographis paniculata proprietà immunomodulanti che principalmente interessano le cellule dell’immunità innata quali macrofagi, cellule dendritiche e linfocitit T, mediante la down-regolazione di citochine proinfiammatorie che ne stimolano l’attività (17-18-19=64 – 65-66 da review). In tale contesto, è stato osservato che andrographolide riduce significativamente ed in modo dose-dipendente, la produzione di IFN-γ in-vitro in cellule T murine stimolate con concanavalina, mentre i suoi effetti sull'inibizione IL-2 erano parziali. Inoltre, può ridurre il ERK1/2 fosforilazione associata ad una riduzione della produzione di IFNγ (18). In un altro studio è stata osservata la capacità di andrographolide di interferire con la maturazione delle cellule dendritiche DC e con la loro capacità di presentare antigeni alla cellule-T (19).
L’estratto di Andrographis paniculata contiene inoltre Andrograpanina, un idrolisato del Neoandrografolide, un altro lattone biciclico diterpenoide contenuto nell’estratto di Andrographis paniculata, che ha mostrato attività antinfiammatorie. L’Andrograpanina è in grado di ridurre l’espressione di mRNA di diversi geni tra cui TNF-alfa, IL-6, IL-12p35 e IL-12p40, in maniera dose- dipendente (20).
Tutti questi studi, seppur preclinici ed in-vitro, possono giustificare gli effetti inibitori che l’estratto di Andrographis paniculata può avere sulle cellule immunitarie come linfociti T e macrofagi, che sono implicati nello sviluppo e nella progressione della patologia IBD, quali CD e UC.
L’estratto di Andrographis paniculata è stata utilizzata in studi clinici in pazienti che presentavano leggera e moderata rettocolite ulcerosa in trattamento con mesalamina. Il trattamento con Andrographis paniculata a 1200 mg/day e 1800 mg/day, risulta essere efficace rispetto il placebo nel controllo della risposta infiammatoria nei pazienti affetti da IBD con elevata efficacia nella remissione della sintomatologia, con una maggiore incidenza alla dose più elevata. I pazienti sono stati randomizzati ad estratto di Andrographis paniculata (HMPL-004) 1.200 mg o 1.800 mg al giorno o placebo per 8 settimane. Dai risultati ottenuti in totale, il 45 e il 60% dei pazienti che ricevevano Andrographis paniculata 1.200 mg e 1.800 mg al giorno rispettivamente, presentavano un miglioramento della sintomatologia valutata dalla risposta clinica alla settimana 8, rispetto al 40% di quelli che avevano ricevuto placebo. Inoltre, il 34 e il 38% dei pazienti che hanno ricevuto Andrographis paniculata rispettivamente 1.200 mg e 1.800 mg al giorno, erano in remissione clinica alla settimana 8, rispetto al 25% di quelli che hanno ricevuto placebo (21-22).
L’estratto di Silybum marianum (nome comune: Cardo mariano) è essenzialmente costiuito da Silimarina, contenente approssimativamente dal 65 all’ 80% di flavonolignani (Silibina A, Silibina B, Isosilibina A, Isosilibina B, Silicristina e Silidianina), con piccole quantità di flavonoidi, e dal 20% al 35% di acidi grassi e composti polifenolici che possiedono una serie di effetti metabolici regolatori. I principi attivi che costituiscono la miscela presentano proprietà antiossidanti (23). Sembra che l’intestino sia il miglior posto in cui i polifenoli possano esplicare la loro azione protettiva contro l’infiammazione (24-25), ed infatti giocano un ruolo importante nell’integrità della mucosa gastrica, infiammazione e permeabilità (26). Tali composti fenolici esplicano la loro azione modulando l’espressione di geni proinfiammatori come ciclossigenasi, lipossigenasi, ossido nitrico sintasi e riducendo la produzione di importanti citochine pro-infiammatorie come il TNF-alfa, agendo principalmente attraverso l’inibizione dell’NF-κB (27). L’attività anti-infiammatoria dei composti polifenolici contenuti nell’estratto di Cardo mariano, va poi ad associarsi ad una riduzione del danno ossidativo, modulazione della flora batterica a livello del colon e la variazione nell’espressione genica. È infatti confermata l’importanza centrale del controllo omeostatico dell’ambiente redox dell’epitelio intestinale necessario sia per la digestione dei nutrienti che per il loro assorbimento, nonché per la proliferazione delle cellule staminali, per regolazione dei processi apoptotici degli enterociti e per la modulazione della risposta immunitaria (28). Principalmente, i polifenoli del cardo mariano sono in grado di prevenire o ritardare la progressione delle patologie intestinali caratterizzate da stress ossidativo e infiammazione, agendo come scavenger di radicali liberi e modulatori di specifici geni infiammatori implicati nel signaling redox cellulare (29).
La Silimarina, è l’attivo principale del Cardo mariano, responsabile delle proprietà antiossidanti dell’estratto le quali ne determinano l’effetto protettivo della pianta. La Silimarina ha mostrato potenti effetti antinfiammatori ed è in grado di contribuire alle difese antiossidanti dell’organismo mediante diversi meccanismi. Lo scavenging diretto dei radicali liberi e la capacità di chelare ioni quali Ferro e Rame sono meccanismi antiossidanti particolarmente efficaci a livello intestinale. La prevenzione della formazione dei radicali liberi mediante inibizione degli enzimi che producono ROS e il miglioramento dell’integrità della catena di trasporto dei mitocondri in condizioni di stress, sono altri meccanismi di grande importanza.
Analizzando i livelli di ROS intracellulare, si conclude che un eccesso della produzione di radicali liberi nel tessuto infiammato può indurre la migrazione delle cellule dell’immunità innata nel sito dell’infiammazione (30). I neutrofili polimorfonucleati così richiamati inducono l’aumento dell’espressione di componenti infiammatorie, tra cui citochine pro-infiammatorie come IL-1B, IL-6, IL-8, TNF-alfa, molecole di adesione, prostaglandine, leucotrieni, e fattori che attivano all’aggregazione piastrinica (31). Inoltre, i neutrofili attivati consumano una gran quantità di ossigeno causando un aumento della produzione di ROS e sovraespressione di enzimi ossidativi quali mieloperossidasi (MPO). Questi enzimi sono localizzati nei granuli dei neutrofili e i loro livelli sono indice dell’infiltrazione dei neutrofili nel sito dell’infiammazione in modelli umani di IBD. Studi hanno confermato che la Silimarina è in grado di ridurre l’attività delle MPO nella colite di ratto e la migrazione dei neutrofili prevenendo così la progressione della condizione infiammatoria (36).
Un severo stress ossidativo conduce a danno ossidativo e morte cellulare. I principali fattori di trascrizione coinvolti nel sistema di difesa antiossidante sono NRF-2, NF-κB e AP-1. L’estratto di Cardo mariano incrementa l’espressione cellulare di NRF-2 la quale ha un ruolo significante nella risposta a stress ossidativo, in quanto è responsabile dell’espressione di fattori antiossidanti, come la catalasi, la superossido dismutasi (SOD), la glutatione perossidasi, la tireodossina perossidasi, la glutatione trasferasi, la glucoronato trasferasi ed altri. Questi costituiscono gli Antiossidanti di seconda generazione, e sono enzimi in grado di neutralizzare i radicali liberi in maniera molto più efficiente di coloro che sono identificati come Antiossidanti di prima generazione, come Vitamina C, Vitamina E, Carotenoidi, clorofilla, acido alfa lipoico, Coenzima Q10 ed altri. L’abilità della Silimarina di up-regolare la sintesi e l’espressione di NRF-2 è stata studiata in modelli in-vitro e in-vivo. Il fattore di trascrizione nucleare eritroide-2 (Nrf2; codificato nell’uomo dal gene NFE2L2) è un fattore di trascrizione che regola l’espressione genica di una grande varietà di enzimi citoprotettivi antiossidanti e della fase II di disintossicazione attraverso una sequenza promotrice nota come elemento di risposta antiossidante (ARE). L’ ARE è un elemento promotore che si trova in molti geni citoprotettivi e quindi Nrf2 svolge un ruolo fondamentale nel sistema di difesa cellulare contro gli stress ambientali ARE-dipendenti. Gli agenti che hanno come target la via ARE/Nrf2 sono stati testati in una vasta gamma di disturbi e almeno un nuovo farmaco Nrf2 attivante è stato approvato dalla FDA americana. Sperimentazioni in-vitro e in-vivo e recenti risultati di studi clinici hanno consolidato l’evidenza che le strategie di attivazione di Nrf2 - che possono includere farmaci, alimenti, integratori e esercizio fisico - sono probabilmente più efficaci nel prevenire le malattie e nel rallentarne la progressione, ma possono essere utili anche come risorse terapeutiche. Un capitolo a parte e peculiare è quello che riguarda i tumori, dove l’attivazione della via Nrf2 può determinare benefici in termini di chemio-prevenzione ma può anche risultare inutile o addirittura dannoso. L’interazione con la via ARE/Nrf2 è quindi di grande interesse come possibile target per il controllo di malattie degenerative, immunologiche ed altro. Esistono decine di piante e integratori alimentari che interagiscono con la via ARE/Nrf2 e fra gli integratori maggiormente studiati relativamente agli effetti sulla via ARE/Nrf2 c’è il Protandim® (costituito da Silybum marianum, Bacopa monniera, Withania somnifera, Camelia sinensis e Curcuma longa) che è un attivatore di Nrf2 (sembra, soprattutto per la curcuma) (32). Anche le alghe (Ulva lactuca e altre) sono un ambito di interesse per la via ARE/Nrf2, mentre fra i nutrienti di un certo interesse sono i broccoli e diversi composti presenti nell’aglio, pomodori, uva, tè verde, caffè, frutti di bosco che attivano Nrf2. In tale contesto di protezione da stress ossidativo, ricerche scientifiche dimostrano che la silimarina è in grado di aumentare l’attività antiossidante di enzimi quali la superossido dismutasi e la catalasi (37).
Allo stesso modo, il Cardo mariano è in grado di diminuire le risposte infiammatorie tramite inibizione del pathways di innesco di NF-kB, meccanismo emergente degli effetti protettivi della Silimarina. L’attività anti-infiammatoria dei composti fenolici che costituiscono gli attivi del Cardo mariano è stata dimostrata in studi in-vitro e invivo (27). L’attività è dovuta alla modulazione dell’espressione di geni proinfiammatori come COX, LOX, Ossido Nitrico sintasi endoteliale e/o inducibile (eNOS e iNOS, quest’ultima principalmente coinvolta nei processi infiammatorio) e diverse importanti citochine (33). I polifenoli possono sopprimere il TNF-α attivato, i pathways infiammatori associati all’NF-κB sia in-vitro che in-vivo. Studi hanno confermato che l’effetto protettivo anti-infiammatorio della Silimarina è mediato dal loro effetto inibitorio sull’ NF-κB, che è un fattore di trascrizione chiave per numerosi geni coinvolti nella regolazione dell’infiammazione, sistema immunitario, differenziazione cellulare, apoptosi.
La maggiore attività antiossidante degli attivi polifenolici del Cardo mariano si esplica a livello intestinale. I polifenoli della Silimarina contribuiscono a mantenere l’integrità della mucosa intestinale, riducono il danno al colon, la perossidazione lipidica e l’infiltrazione dei neutrofili (24,26). In questo modo aiutano a prevenire o ritardare la progressione delle patologie intestinali quali Morbo di Crohn e Rettocolite ulcerosa, caratterizzate da stress ossidativo e infiammazione, agendo come scavenger diretti di radicali liberi e come modulatori di specifici fattori di trascrizione quali NF-κB e NRF2.
Lo Zinco è un minerale metallico essenziale per la vita e la salute dell'uomo; grazie alle sue innumerevoli proprietà ha un ruolo importante nel mantenimento della normale fisiologia dell’organismo, contribuendo alla regolazione di numerosi processi metabolici. Inoltre prende parte a diversi complessi enzimatici importanti per il nostro organismo, come ad esempio la Superossido dismutasi, che ha azione antiossidante, l’alcool deidrogenasi, la lattico deidrogenasi e le proteine zincfingers che sono coinvolte nella regolazione della trascrizione del DNA. Lo Zinco presenta attività antimicrobiche, antiossidanti e a livello del sistema immunitario influenza la reattività dei linfociti.
Tale minerale viene utilizzato principalmente in forma ossidata: Ossido di zinco (ZnO), tuttavia anche se probabilmente risulta essere meno efficacie, è comunque presente ed utilizzato in altre varie formule, come lo zinco solfato (ZnSO4), lo zinco acetato [(CH3COO)2Zn] e zinco gluconato (C12H22O14Zn).
Lo Zinco ha numerose proprietà che possono essere finalizzate a migliorare la salute dell'uomo. Questo minerale può esercitare la propria efficacia in modo diverso e in diverse applicazioni. Ciò dipende se viene reso assorbibile o meno o se viene assunto per via orale o applicato in maniera topica. Le proprietà dello zinco, anche se non tutte confermate dalla bibliografia scientifica, sono:
1) Uso topico – creme, pomate, unguenti e spray:
- Antibatterico;
- Antivirale - nota: gli spray nasali a base di zinco sono stati ritirati dal mercato; - Antipruriginoso – in creme, pomate, polvere per bambini, shampoo ecc.; - Filtro solare;
- Preventivo gli infortuni muscolari;
- Deodorante
2) Uso interno – integratori di zinco, generalmente formulati in compresse: - Antiossidante;
- Antivirale – contro il raffreddore da rinovirus;
- Antidiarroico;
- Antidepressivo;
- In parte preventivo contro la degenerazione maculare senile;
- Rimedio per l'acrodermatite enteropatica;
- Riduce i sintomi della gastroenterite infettiva;
- È possibile che mascheri i farmaci nelle urine.
La maggior parte degli integratori alimentari multi-salini e vitaminici da assumere giornalmente, a compressa singola, contiene Zinco nutriente sotto forma di ossido di zinco, acetato di zinco o gluconato di Zinco, ed inoltre esistono anche molti rimedi farmacologici a base di Zinco, sempre ad uso interno, che basano il proprio meccanismo d'azione sull'efficacia di questo minerale.
Una dieta povera di Zinco può rendere l’intestino più sensibile alle infiammazioni; questo è stato
condotto su cellule intestinali isolate, dapprima sottoposte a carenza di Zinco e poi a stress
infiammatorio, dimostrando l’andare incontro delle cellule a morte cellulare programmata e l’interruzione della continuità dell’epitelio intestinale; quindi, è stato visto come una carenza di Zinco potesse contribuire all’insorgenza di patologie cronico-infiammatorie dell’apparato intestinale, come il morbo di Crohn. Questo studio suggerisce dunque che qualora si presentassero disturbi gastrointestinali cronici, i livelli di Zinco dovrebbero essere ripristinati; inoltre, dimostra che i pazienti affetti dal morbo di Crohn beneficiano di supplementi di zinco, dando nuovi possibili spunti terapeutici per trattare i sintomi di questa patologia.
Dal momento che l'esaurimento dello Zinco intracellulare influenza la segnalazione attivata dal TNF- α, spostando il destino delle cellule intestinali dalla sopravvivenza alla morte, uno dei meccanismi tramite cui lo Zinco esplica un’attività antiinfiammatorio è la regolazione/modulazione/inibizione dell’azione cellulare del TNF-α. Infatti, TNF-α promuove un percorso di sopravvivenza dipendente dallo Zinco che include la modulazione dell'espressione genica di fattori di trascrizione e di proteine di segnalazione. Quindi, si dimostra come integratori di Zinco migliorano i sintomi della malattia di Crohn e diminuiscono la permeabilità intestinale.
L’utilizzo dello Zinco nelle IBD è inoltre giustificato dal fatto che il supplemento di questo microelemento aumenta l’espressione di A20 e PPAR-alfa, due Zinco proteine con proprietà anti- infiammatorie (34). Questi fattori di trascrizione inibiscono l’attivazione di NF-κB, e la produzione di citochine pro-infiammatorie da esso mediato risulta essere drasticamente ridotta.
Il trattamento con Zinco è in grado di migliorare la sintomatologia annessa alle IBD grazie alla sua attività di neutralizzazione dei ROS i quali rappresentano la principale conseguenza dello stato infiammatorio. Inoltre, l’utilizzo dello Zinco risulta essere essenziale nel trattamento della sintomatologia diarroica. Lo Zinco infatti possiede proprietà antidiarroiche: la somministrazione di Zinco è una soluzione semplice, economica ed efficacie per il trattamento degli episodi di diarrea nei bambini dei paesi in via di sviluppo. In passato si riteneva necessario aumentare l'apporto di zinco, a causa della diarrea, solo per compensare le perdite fecali. D' altro canto recenti studi evidenziano che l'integrazione con zinco - ciclo di trattamento da 10 a 14 giorni - possa ridurre la durata e la gravità degli episodi, contribuendo anche a prevenirli fino a tre mesi.
Inoltre, esercitando un’attività antimicrobica diretta, l'integrazione di Zinco attenua sensibilmente i sintomi della gastroenterite infettiva. In particolare, lo Zinco risulta essere fisiologicamente rilasciato dalle cellule epiteliali della mucosa gastrointestinale e delle cellule del sistema immunitario. L’integrazione di tale minerale negli alimenti risulta essere necessaria in uno stato di alterazione dei fisiologici processi delle cellule epiteliali della mucosa gastro-intestinale e del sistema immunitario che comportano una riduzione del rilascio di Zinco.
Lo Zinco spicca anche per le sue ottime proprietà antiossidanti che esplica attraverso diversi meccanismi:
- lo Zinco compete con il ferro e il rame per il legame a membrane cellulari e proteine, non permettendo a tali metalli di catalizzare la produzione del radicale idrossilico dall’acqua (35);
- lo Zinco si lega ai gruppi sulfidrilici delle biomolecole proteggendole dall’ossidazione (35);
- lo Zinco aumenta l’attivazione di proteine e molecole antiossidanti come GSH, catalasi e SOD, e riduce le attività degli enzimi pro-ossidanti come iNOS e NADPH ossidasi, sfavorendo la generazione dei prodotti di perossidazione lipidica (35).
SOMMARIO DELL’INVENZIONE
La Richiedente ha ora trovato che l’associazione di estratto di Andrographis paniculata, estratto di Silybum marianum e Zinco è particolarmente efficace nel trattamento dei disturbi infiammatori del tratto intestinale, poiché riduce la sintomatologia associata al disturbo infiammatorio intestinale ripristinando la fisiologica funzionalità intestinale.
In questo modo la formulazione può essere impiegata come valido sostituto e/o coadiuvante della terapia convenzionale la quale ultima, presenta i suddetti effetti collaterali.
Questa associazione è in particolare efficace nella riduzione dei numerosi processi infiammatori che caratterizzano l’IBD. La formulazione proposta è in grado di intervenire nel ripristino dell’attività del sistema immunitario, riportandolo da una condizione di up-regolazione ad una condizione fisiologica; l’insieme degli ingredienti caratterizzanti la nuova formulazione è inoltre in grado di inibire i meccanismi proinfiammatori innescati dall’alterazione del sistema immunitario, riducendo l’espressione di recettori PRR in cellule dendritiche, cellule epiteliali, macrofagi e linfociti che caratterizzano il sistema immunitario innato della mucosa intestinale, inibendo la produzione di NF-κB e conseguenzialmente di citochine proinfiammatorie, molecole di adesione ed integrine, le quali sono poi responsabili di una riduzione dei processi differenziazione linfocitaria, processi chemiotattici e di infiltrazione di linfociti e altre cellule immunitarie. Tale associazione mostra un effetto benefico nel controllo dello stato infiammatorio acuto e cronico dell’IBD.
L’associazione per l’uso secondo la presente invenzione viene in particolare somministrata per via orale in una formulazione comprendente come unico principio attivo la suddetta associazione in combinazione con adatti eccipienti e/o diluenti.
DESCRIZIONE DETTAGLIATA DELL’INVENZIONE
Preferibilmente le formulazioni orali oggetto della presente invenzione sono in forma di integratori alimentari.
Per gli scopi della presente invenzione con la definizione di integratore alimentare si intendono quelle formulazioni che rientrano nella Direttiva 2002/46/CE e successive modifiche. In questa normativa, gli integratori alimentari sono definiti precisamente come: "prodotti alimentari destinati ad integrare la comune dieta e che costituiscono una fonte concentrata di sostanze nutritive, quali le vitamine e i minerali, o di altre sostanze aventi un effetto nutritivo o fisiologico, in particolare, ma non in via esclusiva, aminoacidi, acidi grassi essenziali, fibre ed estratti di origine vegetale, sia monocomposti che pluricomposti, in forme predosate".
Per gli scopi della presente invenzione con la definizione “comprendente” non si esclude la presenza di ulteriori componenti oltre a quelli elencati dopo tale definizione. Con la definizione “costituito” viene esclusa la presenza di ulteriori ingredienti oltre a quelli espressamente riportati.
Con la definizione di eccipienti e/o diluenti si intendono quegli eccipienti abitualmente utilizzati in tecnica farmaceutica nella preparazione delle formulazioni orali.
La richiedente ha trovato che tale associazione, in particolare per la presenza di Andrographolide contenuto in Andrographis paniculata e la Silimarina contenuta nel Cardo mariano, possono esplicare un maggiore effetto anti-infiammatorio, immunomodulante e antiossidante rispetto a quello dato dai singoli estratti. Pertanto, la miscela rivendicata, nelle condizioni pre-cliniche e cliniche dell’IBD come la rettocolite ulcerosa (UC) ulcerosa, e morbo di Crohn (CD), offre un significativo miglioramento del quadro patologico, dovuto all’up-regolazione del sistema immunitario, infiammatorio e ossidante.
Preferibilmente l’associazione oggetto dell’invenzione è costituita da estratto secco di foglie di Andrographis paniculata titolato in Andrographolide con titolo compreso tra 1 e 10%, e estratto secco di frutto di Silybum marianum mg titolato in Silimarina con titolo compreso tra 50 e 80% . zinco a dosaggio compreso tra 5 e 15 mg.
Lo Zinco è presente in forma di un sale accettabile ad uso alimentare secondo regolamento europea 1170/2009 ad esempio: Ossido di Zinco, Solfato di Zinco, Gluconato di Zinco.
Le formulazioni per l’uso secondo la presente invenzione sono in forma di compresse, bustine monodose, capsule, soluzioni orali e altre possibili ed accettabili formulazioni orali e preferibilmente sono somministrate da 1 a 2 volte al giorno.
Preferibilmente le formulazioni orali oggetto della presente invenzione contengono Andrographis paniculata in concentrazioni uguali o maggiori a 200 mg ed inferiori 800 mg totale di composizione orale Sylibum marianum in concentrazioni maggiori o uguali a 50mg ed inferiori a 500 mg della formulazione totale e tra 5 e 15 mg di zinco/grammo della formulazione totale.
Si riportano qui di seguito a scopo illustrativo, ma non limitativo alcuni esempi di formulazioni orali per l’uso secondo la presente invenzione.
ESEMPIO:
Bustina monodose disperdibile in acqua comprendente come unici principi attivi, nei rispettivi quantitativi: –
- Andrographis paniculata estratto secco di foglie, titolato 200 mg;
10% in Andrographolide:
- Sylibum marianum estratto secco del frutto, titolato 80% 50 mg
in Silimarina:
-Zinco gluconato: corrispondenti a 5 mg di Zinco 40 mg
La modalità d’uso consigliata per tale formulazione è di 1-2 somministrazioni al giorno.

Claims (9)

  1. RIVENDICAZIONI 1. Associazione costituita da Andrographis paniculata, estratto di Silybum marianum e Zinco per il trattamento e la prevenzione dei disturbi intestinali attribuibili alle patologie infiammatorie intestinali (IBD).
  2. 2. Associazione per l’uso secondo la rivendicazione 1, in cui dette patologie infiammatorie intestinali (IBD) sono il morbo di Crohn (CD) e la retto-colite ulcerosa (UC).
  3. 3. Associazione per l’uso secondo le rivendicazioni 1 e 2, in cui detto estratto di Andrographis paniculata ottenuto dalle foglie secche della pianta, contiene Andrographolide in quantitativi compresi tra: 1 e 10% in peso sul peso totale dell’estratto.
  4. 4. Associazione per l’uso secondo le rivendicazioni 1 e 2, in cui detto estratto di Silybum marianum è ottenuto dal frutto della pianta e contiene Silimarina in concentrazioni comprese tra 50% ed 80% in peso sul peso totale di detto estratto.
  5. 5. Associazione per l’uso secondo le rivendicazioni 1 e 2 in cui lo Zinco è presente sotto forma di un sale accettabile negli alimenti.
  6. 6. Associazione per l’uso secondo una qualsiasi delle rivendicazioni 1-5, in cui detta associazione viene somministrata sotto forma di una formulazione orale comprendente come unico principio attivo la suddetta associazione in combinazione con adatti eccipienti e/o diluenti.
  7. 7. Associazione per l’uso secondo la rivendicazione 6, in cui detta formulazione orale è un integratore alimentare.
  8. 8. Associazione per l’uso secondo una qualsiasi delle rivendicazioni 6-8 in cui dette formulazioni orali contengono Andrographis paniculata in concentrazioni uguali o maggiori a 200 mg ed inferiori a 800 mg totale di formulazione totale, Sylibum marianum in concentrazioni maggiori o uguali a 50 mg ed inferiori a 500 mg della formulazione totale e tra 5 e 15 mg di zinco della formulazione totale.
  9. 9. Associazione per l’uso secondo la rivendicazione 8, in cui detta formulazione orale viene somministrata da 1 a 2 volte al giorno.
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